La grazia

Quelle che mi immobilizzano di più sono le madri che portano in processione i figli affetti da malattie o quelle che non potendoli portare con se ne stringono tra le mani la loro fotografia.
“Famm a’grazia, fa’ a grazia p’stu figl mio”, sono le uniche che si permettono di dare del tu al santo, forse perchè quando uno ha tanto dolore addosso sa di poter essere solo accolta e non ci sono cerimonie che tengano.
Loro hanno la priorità, quando si strappano quelle fotografie dal petto si aprono varchi di gente che urlano “facit passà a signora”.
La solidarietà del dolore, questo è un sentimento fortissimo a Napoli.
Ed eccole che messe in postazione allungano le braccia verso la statua del santo per richiamarne l’attenzione sui propri volti scarniti di preoccupazione.
Il momento della processione è anche questo, è il bisbiglio continuo delle richieste di ognuno e l’urlo per quelle più urgenti.
Ma il santo a chi deve accontentare?
“Accontenta a tuttu quant, faccia gialla”-dice una bella signora anziana trascinandosi in processione.
Ecco la risposta, il santo deve accontentare tutti quanti e anche se questo non accade c’è la speranza a tener tutto in piedi.
Le processioni sono le più grandi aggregazioni di speranza e ritualità, forse per questo mi hanno sempre incantata come se fossi una bambina.

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