A dipingere il mare

Stamattina alle panchine vicino al mare c’era un pittore che dipingeva. La tavolozza sporca, i suoi pennelli consumati, le mani piene di tempera, i calzoni sdruciti e gli occhi azzurri come il mare che osservavano con esperienza il mondo circostante.

 Mi sono accorta che spesso alzando lo sguardo, guardava verso la mia direzione.
Stava ritraendo tutto quello che lo circondava ed ho capito che sulla sua tela aveva incluso anche me che ero intenta a leggere seduta su una panchina.
Quando ne ho avuto certezza gli ho chiesto se potesse vendermi quella tela, era bellissima.
Ma lui mi ha invitata ad acquistarne un’altra, spiegandomi, secondo il suo modo di concepire l’arte, che se avessi dato un nome e cognome al personaggio presente non avrei potuto godere del fascino di quell’opera.
“Il fascino di un’opera è non sapere, poter quindi fantasticare, immaginare, inventare, tu così spezzeresti la magia”.
Mi aveva convinta. La tela non l’ho più presa, ma ora il regalo è più grande: saper che la mia presenza  farà volare con la fantasia qualcun altro.
Mi son detta che alle volte sia meglio lasciare.

Una lezione d’arte, una lezione di vita.

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