Quella caramella, papà.

L’orfanotrofio Umberto I era sempre pieno di bambini. Lì non ci andava solo chi era  orfano ma ci andavano anche i bambini le cui famiglie non potevano permettersi di sfamarli oppure i bambini con genitori che lavoravano dalla mattina alla sera a servizio dei nobili.
Anche il mio papà è cresciuto lì.
In tanti anni non ho mai potuto fargli domande sull’argomento perché appena gli si nomina quel posto la tristezza gli cala sul volto.
Solo una volta mi raccontò un aneddoto che mi fece capire che non avrei mai dovuto scavare in quei ricordi perché facevano troppo male.
Nonna non possedeva un’auto, all’epoca la possedevano in pochissimi, e così, quando poteva, andava a trovare in quell’orfanotrofio il mio papà e suo fratello utilizzando l’autobus.
Il giorno della sua visita doveva tramutarsi davvero in un giorno felice perché in quel posto tanto freddo arrivava finalmente qualche coccola.
L’aneddoto della Rossana che mi raccontò qualche tempo fa papà era legato a quei giorni di festa.
Nonna come regalino gli portava ogni volta una caramella Rossana.
Oggi, nonostante la crisi, ne porteremmo almeno un sacchetto da mezzo chilo, ma quelli erano altri tempi.
Per lui quella Rossana era un gran regalo e si sa che per un bambino la parola regalo è sinonimo di gioia.
Mi raccontò che non la mangiava mai subito ma che la conservava con cura, per aspettare una giornata speciale in cui consumarla.
Chissà quando sarebbe potuta ritornare nonna, e così quella caramella assumeva un valore importante da non poter essere gettato in vano in un giorno qualunque.
Era il suo piccolo premio e doveva dargli valore.
L’attesa, l’importanza delle cose, i piccoli gesti, il sacrificio, la gioia.
Quante cose potevano essere racchiuse in quella sola caramella.
Inutile dire la reazione che ha sortito in me questa storia.
Avrò mangiato mille caramelle nella mia vita, ma quelle d’oggi hanno tutt’altro sapore.
Quando siamo nati noi nipoti a casa di nonna non sono mai mancate le Rossana, il porta bon bon di cristallo sul tavolo del salone ne era sempre pieno, ma per noi piccoli erano solo semplici pezzetti di zucchero avvolti nella carta rossa.
Chissà come sarà stato strano vederci consumare quelle caramelle con ingordigia, senza pensarci su due volte.
Per noi quelle Rossana non avevano alcun valore, ma oggi immagino tutto il significato che potessero avere ancora per papà: essere riuscito a donarci la serenità di cui non ha potuto godere lui alla mia età.
Quelle piccole zollette appiccicose oggi mi parlano di lui e sono diventate anche per  me molto più che semplici caramelle dall’involucro rosso.
Quando si dice la bellezza delle piccole cose… esiste.

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