Amarcord

Avete mai avuto dei punti di riferimento nel condominio/palazzo in cui vivete?
Io posso dire di essere cresciuta con dei secondi genitori e secondi nonni.
La Sig. Manzo con il marito Vittorio (i portinai del palazzo), Augusto e Teresa, l’anziana e tanto di classe Sig. Sferra, tutte figure che hanno accompagnato la mia infanzia e giovinezza. “Per qualsiasi cosa ci sono loro” questa era la frase che mi rendeva serena nello stare anche ore in casa da sola. Poi c’erano quei piatti che portavo su e giú dai loro al mio appartamento, se si cucinava qualcosa di buono era sicuro che ce la saremo scambiata tra di noi. Una piccola me linguacciuta e entusiasta faceva avanti e indietro portando le “imbasciate” che le varie cuoche mi raccomandavano di riferire alle altre. Papá lavorava sempre ma noi nel pomeriggio non eravamo mai sole, ci si riuniva ogni volta a casa di qualcuno e si faceva salotto, con chiacchiere, risate, consigli e sfoghi personali.
Ho trascorso la mia infanzia nella guardiola di don Vittorio, ne ho consumato di materiale da cancelleria a far disegni. Ricordo che la guardiola era sempre piena di giornali e riviste lasciati da tutti gli altri condomini, e ora che ci penso, probabilmente, proprio da li è cominciata la mia passione per la carta stampata.
Leggevo una miriade di giornali e non vedevo l’ora ogni volta che ne arrivassero di nuovi.
Ricordo che mamma e Teresa avevano sempre tanto da confidarsi e mi rendevo conto che avrei dovuto farmi da parte quando i toni delle loro voci si abbassavano e diventavano piú fitti.
Le estati trascorse a giocare nel cortile andando a bussare la Sig.ra Manzo per avere le chiavi del cancelletto e la sicurezza che c’era sempre lei a darci un occhio.
Le urla, le canzoni, le corse e le ginocchia sbucciate, tutto fatto nel calore di quella grande famiglia.
Ieri sera è scoppiato un forte temporale con annesso black out ed essendo sola in casa ho ripensato a tutto questo.
Purtroppo molte delle persone citate ci hanno lasciato qualche tempo fa e mai come ieri sera ho sentito il vuoto di quell’assenza e di quella tranquillità.
“Il vicinato è qualcosa di veramente prezioso”, mi è passato per testa mille volte questo pensiero.
Al ritorno della luce e alla fine del temporale ho deciso di uscire e nello scendere le scale ho pensato per un attimo a quanto sarebbe stato bello ritrovarmeli tutti lì, in guardiola, con le luci delle candele a prendermi in giro nel vedermi spaventata dal temporale. Già sentivo i loro sfottò: “Fabianè, te’ mis appaur?”.
Invece quando sono scesa era tutto buio e non volava una mosca, la guardiola a stento si vedeva, e con grande nostalgia sono andata avanti.
Andare avanti, è quello che fanno i grandi.

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