Il caffè sospeso

Sedette al suo solito bar in cerca di risposte e si sa che, solitamente, quando si cercano risposte, sarà sempre un perfetto sconosciuto a dir quelle precise parole che faranno scattare dentro qualcosa.
Lui era lì a sorseggiare un caffè, in sottofondo andava la voce di Edith Piaf.

Giornale sotto il braccio, giacca a scacchi e l’aria di chi sa qualcosa in più.
I loro sguardi si incrociarono, in verità uno dei due aveva preso a fissare maggiormente l’altro e senza che si proferisse parola quell’uomo disse:”non dovremmo mai smettere di ascoltare le nostre esigenze perché nell’attimo in cui si smette di farlo bisogna per forza prendersi quello che viene, qualsiasi cosa venga, e rischiamo di passare la nostra vita con qualcosa che non vogliamo”.
Poi, girandosi verso il barista aggiunse:” quelli che ascoltano le proprie esigenze li riconosci dagli occhi, fanno invidia quanto sono vivi”.
E così dicendo pagò quel caffè e se ne andò.
Lo osservò per tutto il tempo, sembrava quasi che quell’uomo fosse entrato lì apposta per dirle quelle parole.
Avrebbe voluto offrirgli almeno il caffè in segno di gratitudine, sicuramente il suo gesto non sarebbe stato compreso, ma dentro di sé sentiva il bisogno di ringraziarlo.
E così si alzò, andò alla cassa e decise di lasciare un caffè sospeso.
Il suo grazie custodito in quel vecchio registratore di cassa.
Ma quelle parole così necessarie valevano molto di più.

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