Il portagioie

Per i suoi 15 anni ha regalato alla nipote tanto amata un cofanetto di legno, di quelli antichi in cui si custodiscono le gioie. Dentro è rivestito di raso color glicine, un colore delicatissimo che si associa benissimo al candore dell’adolescenza con cui lei la sta vivendo.
“In uno dei cassettini c’è un piccolo marchingegno, tu gira la manovella e sentirai che partirà una musica dolcissima. Quando sarai un po’ triste e io non ci sarò più tu azionala e vedrai che ti spunterà un sorriso” -le ha detto lui con voce dolcissima.
Non so fin quando lei abbia capito quel regalo. Ha ringraziato quell’anziano zio ed ha riposto con accortenza quella scatola nella confezione che lui aveva incartato con cura.
Poi lo zio si è rivolto a me- “Mia moglie adorava questi regali. Non era una donna che amava gioielli o cose costose, ma amava tutti i piccoli posti in cui riporre le cose belle. Lei è morta l’anno scorso e con lei sono un po’ morto anche io. Quanto era bella, era lei la cosa più preziosa che avessi”.
I suoi occhi si sono riempiti di lacrime, e anche i miei.
“Il segreto del nostro amore è stato quello di conservare sempre un po’ di follia. Sai, la domenica mattina avevamo un rituale tutto nostro, io le scrivevo una poesia e lei fingeva di dormire fin quando non la svegliassi leggendogliela dopo averle dato un bacio. Lo chiamavamo il nostro ‘domenicale’, una cosa che non avrei potuto condividere mai con nessun’altra donna. Era bella, credimi, bellissima, quando la guardavo dormire accanto a me mi chiedevo come una creatura così bella potesse aver scelto me. Dopo la sua morte ho riaperto tutti gli armadi per sistemare le nostre cose e l’ho trovata lì, aveva lasciato una scatola custodita con quel garbo che solo lei sapeva avere. Le restavano pochi giorni di vita e pensò di raccogliere tutte le nostre lettere, le poesie che le avevo dedicato, le nostre foto, i nostri bigliettini lasciati per casa. Erano custoditi tutti lì dentro e sulla scatola c’era una piccola dedica ‘Non potevo desiderare una vita migliore, quella che mi hai donato tu. Grazie di tutto'”.

A quel punto non sapevamo più se le lacrime ci stessero scendendo per la tristezza o per l’emozione di poter parlare di quell’amore.

“E poi?”
“E poi mi sono detto che dovevo andare avanti portando a termine da solo quei progetti che avevamo ancora insieme. Non posso dirti che lei non sia più con me, lei è ancora con me, solo in un modo diverso. Ho imparato ad amare aldilà dello spazio e del tempo”.

Non so perché nella vita mi capitino spesso queste persone meravigliose che mi fanno dono di squarci di vita così intensi e preziosi, ma so solo che l’ho ringraziato ed ho raccomandato la sua dolce nipotina di conservare con cura quel dono che ricordo di un uomo così ancora pieno di vita.

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