L’amore a Salerno

Stavolta ad aprirci le porte di casa propria è stato l’amore, quello gentile, rispettoso che non teme il passare del tempo ma che riesce ad avere sguardi di tenerezza ancora oggi a distanza di 60’anni.

Quest’amore porta il nome di due splendidi coniugi, Carlo Adinolfi e Liliana Cantarella. Un uomo d’altri tempi e una donna piena di vita, una coppia nota in zona per il loro sentimento, cresciuta per le strade di Salerno, tra lo storico tabacchi  in cui il signor Carlo ha donato una vita intera inseguendo le orme del padre ed i vicoli bui della città in cui riuscivano a strapparsi le prime tenerezze.

Li incontro in una caldissima giornata di agosto e mi accolgono nel loro tempio dei ricordi, uno storico appartamento nel cuore del centro storico. Seduti vicino al grande tavolo del salone sorridono felici: “ti aspettavamo!”.

Voglio sapere tutto del loro amore, forse perché ho voglia di capire come si faccia ad amarsi così per tutta una vita, a questa domanda sorridono, sorridono sempre, sono così sereni, e già da questo capisco qualcosa. Lei, la signora Liliana, guarda il suo Carlo con grande complicità e tenerezza e da quel semplice sguardo si sono già intesi tra di loro su quello che mi racconteranno. Quella complicità mi incanta.

Da gran galantuomo il signor Carlo fa dar il via alla conversazione alla signora Liliana –“Partiamo col dire che i tempi nostri non sono come i tempi di adesso, ma questo lo sai già, non c’è bisogno che te lo dica io. Ai tempi nostri se ti innamoravi mica potevi viverti quell’amore apertamente? Mia madre non mi faceva uscire quasi mai e le poche volte che lo facevo avevo il tempo contato in tasca. Quando ci innamorammo potevamo vederci pochissimo e lui cercava di approfittare di quei brevissimi momenti in cui ero per strada anche solo per strapparmi uno sguardo. Ogni istante era un’occasione buona per amare. Devo ammetterlo, il primo ingrediente necessario è stato il saper aspettare”.

Il signor Carlo ascolta con gli occhi quasi socchiusi le parole della moglie come a voler visualizzare per bene nella memoria quei tempi che lei sta evocando, i loro tempi, e poi interviene-”Sai dove l’ho vista la prima volta? Al mare, allo stabilimento balneare ‘Principe di Napoli’ che si estendeva fino alla spiaggia dell’Acqua del Fico, erano gli anni ’47-’48, lei era con la famiglia, io con gli amici, la vidi e mi piacque da subito. Come diceva anche lei potevamo vederci pochissimo e, ad esempio, una delle occasioni più ricorrenti era il breve tragitto che lei percorreva per andare a trovare la nonna che abitava in via dei Mercanti. Facevo così, mi appostavo come un ladruncolo davanti alla Banca d’Italia che era situata difronte all’attuale Istituto Magistrale e non vedevo l’ora di vederla spuntare per scappare subito al suo fianco ed accompagnarla dinanzi a quell’odioso portone che ci avrebbe separati di nuovo. Non era mica facile avvicinare una ragazza ai miei tempi?  Doveva essere fatto tutto con grande discrezione, erano sempre incontri molto rapidi, ma questo, credetemi, dava più valore al tempo che poi condividevamo. Per essere felici bastava anche solo averla incontrata una volta in un brevissimo istante, per noi ogni secondo diventava preziosissimo e quei baci dati col contagocce nei vicoli bui me li ricordo tutti ancora oggi”.

Il signor Carlo si racconterebbe per ore, è di quelle persone che nella vita han conosciuto e visto tante cose ed ha il piacere di trasmetterle con occhi vispi che guardano sinceri. Nella sua infanzia ci sono ricordi di un bambino terrorizzato dalla guerra che di notte correva con la sua famiglia nelle cabine degli stabilimenti balneari per mettersi al riparo dai bombardamenti e, ironia della sorte, la vita ha voluto che in quegli stessi posti di terrore ci fosse anche il ricordo di un grande amore, la sua Liliana, conosciuta proprio lì. L’amore che gli avrebbe fatto battere il cuore per tutta la vita.

La vita, sì, è così sorprendente.

Riprende la signora Liliana-“ La nostra storia è durata proprio perché c’era una forte attrazione, altrimenti 7-8 anni di soli rapidissimi incontri non li avremmo mai raggiunti. Poi nel 1950 abbiamo ufficializzato il nostro fidanzamento, lui venne a casa con la famiglia e mi portò l’anello, solo così riuscimmo ad ottenere la libertà di vederci un po’ in più”.

Anche nei ricordi della signora Liliana c’è l’orrore della guerra, ma lei, da donna forte quale è, preferisce trasmettermene qualcuno meno drammatico. Mi racconta delle serate in cui il salone di casa della nonna diventava una sala da ballo e di quel  giradischi che suonava tutta la sera distraendo per qualche ora le persone da quei pensieri di morte: “non era sicuro stare per strada e quindi ci riunivamo nelle case, le porte erano sempre aperte per amici e parenti. La guerra ci unì molto, solo facendoci forza a vicenda potevamo non impazzire”.

Mentre parliamo mi affidano tra le mani gli album delle loro fotografie di una vita, quelle stampe ingiallite ritraggono tanti momenti felici: le lunghe passeggiate sul Corso Garibaldi fino a via Dei Principati con i fotografi che immortalavano i passanti con l’obiettivo di potergli vendere qualche foto, le giornate trascorse al mare, i ricordi di scuola e le foto in divisa del signor Carlo quando fu chiamato a Roma per la leva militare.

“Nel 1954 fui chiamato per la leva militare a Roma. Liliana per vedermi si trasferì anche lei a casa di una zia. Tutte le sere partivo da via Vescovio, dov’era situata la caserma,  fino a piazza Nomentana dove era situata, invece, casa della zia. Prendevo un autobus, il numero 6, che mi portava fino alla Stazione Termini e da lì me la facevo a piedi. Questo lo facevo tutti i giorni pur di vederla e per camuffare la divisa mettevo un lungo soprabito e una grande sciarpa. Ci vedevamo sempre io, mammt e tu, eh? Non vi credete che si potesse fare chissà cosa nei nostri incontri, non eravamo mai soli, ma a me bastava solo vederla”

Più li ascolto e più mi rendo conto di quanto abbia ragione la signora Liliana: la pazienza del saper attendere, in amore, è un ingrediente fondamentale che solo chi vive una forte unione può comprenderlo. L’amore del signor Carlo e della signora Liliana è stato ricco di attese, si sono aspettati per una vita intera, anche dopo il matrimonio perché il signor Carlo, avendo scelto di lavorare nella ricevitoria paterna, si svegliava all’alba ogni giorno e rientrava a casa direttamente a notte inoltrata.

Mi ritrovo dinanzi ad una storia che sa di rispetto e sacrifici, qualcosa di veramente autentico e umano e comincio a pensare che la storia di questi due simpatici anziani possa essere davvero di grande insegnamento.

Riprende il signor Carlo –“Poi il 22 giugno del 1961 ci siamo sposati, ai nostri tempi ci si sposava di pomeriggio e io rischiai di non arrivare al mio matrimonio perché la mattina andai ovviamente a lavorare in ricevitoria e, mai come quel giorno, a Salerno ci fu il primo sit-in davanti al Comune. Furono chiuse le strade e io non sapevo come raggiungere la Chiesa di San Pietro in cui ci avrebbe sposati il Vescovo Grimaldi. Ma dovevo farcela, era il mio desiderio più grande. Dovevo essere lì ad accogliere la mia sposa sull’altare. Misi in moto tutti i vigili che mi conoscevano e riuscì a farmi favorire il transito. Affittammo un autobus per i parenti, della compagnia ‘Lo Guercio’, come dimenticarlo! Non tutti avevano ancora le auto e fu utile per spostarci al ricevimento che tenemmo a Cava De’Tirreni allo ‘Scapolatiello’. Cosa vuoi sapere adesso, come fu il viaggio di nozze? Bellissimo, facemmo un biglietto delle ferrovie che all’epoca andava di moda per gli sposi, si chiamava biglietto circolare. Consentiva di partire da Salerno passando per tutti i capoluoghi interni (Napoli, Roma, Firenze, Milano) ed avevamo la possibilità di scendere dove volessimo, trascorrendovi quanti giorni volessimo, e ritornando poi, allo stesso modo, per tutti i capoluoghi della costa ligure. L’aneddoto più particolare del nostro viaggio di nozze fu la visita alla fabbrica delle carte da gioco Modiano. Devi sapere che mio padre lavorando in ricevitoria da una vita vendeva sempre queste carte da gioco e così decise di mandare una lettera al  direttore della fabbrica dicendogli che suo figlio era in viaggio di nozze con sua moglie e che sarebbe stato onorato di visitare la sua fabbrica. Il direttore sorpreso da questo gesto fu molto lieto di invitarci. Ci venne a prendere personalmente in stazione e ci portò in giro a vedere dei posti bellissimi e a mangiare in locali pregiatissimi. Furono dei momenti indimenticabili”.

I ricordi scorrono velocissimi, il signor Carlo mi sbalordisce per la sua memoria di ferro e per la grande conoscenza della toponomastica che mi fa capire subito che sono difronte ad un uomo curioso che ama apprendere tutto quello che può. La signora Liliana è sempre al suo fianco complice, lo stuzzica e lo richiama scherzosamente quando vede che la sua voglia di raccontare gli sta prendo un po’ troppo la mano. Da moglie attenta continua ad accompagnarlo passo dopo passo in ogni istante. Sa benissimo come prenderlo e basta che inizi ad aggiustargli delicatamente il colletto della polo per fargli intendere cosa sta pensando senza neanche dirglielo.

Continua la signora Liliana –“La nostra storia è stata fatta davvero di tanti sacrifici, subito dopo il matrimonio abbiamo avuto quattro figli, uno dietro l’altro e siccome Carlo lavorava tanto li ho cresciuti da sola e, la sera, quando finalmente si ritirava, non mi facevo trovare mai a letto ma lo aspettavo sempre mentre stiravo o cucinavo per il giorno dopo. Dovevamo andare a dormire insieme dandoci la buonanotte, questo per la nostra relazione è stato sempre importantissimo”.

La loro oggi è una famiglia numerosissima, quattro figli: Matteo, Teresa, Vincenzo e Mariangela e tanti nipoti, tutti cresciuti sotto la luce di quei valori che da una sola chiacchierata pomeridiana il signor Carlo e la signora Liliana trasmettono da ogni dove.

Riprende il signor Carlo –“L’importante per noi è sempre stato il rispetto anche delle nostre reciproche famiglie, Liliana voleva molto bene ai miei genitori e quando nacque il nostro primogenito, Matteo, non potevamo che dargli il nome di mio padre che alla notizia fu l’uomo più felice del mondo”.

Qui il signor Carlo si commuove e le lacrime cominciano a riempire i suoi occhioni buoni. Quanto ha amato quel padre che ha fatto tanti sacrifici per la sua famiglia lavorando notte e giorno in quel negozio in cui lui ha deciso di seguirne le orme. Un lavoro che gli ha permesso di conoscere giornalisti e direttori di tutti i quotidiani più noti, di condividerne chiacchierate ed amicizia e di diventarne un punto di riferimento per piccoli favori. Come ad esempio il fuori sacco, ossia quegli articoli di fine giornata che non erano ancora stati messi su carta che venivano affidati a lui affinchè il corriere li ottenesse all’alba per farli stampare.

Una Salerno, quella vista attraverso gli occhi del signor Carlo e della signora Liliana, ricca di tradizioni in cui le famiglie si riunivano tutte insieme attorno alla tavola, ci si conosceva tutti in zona e ogni domenica si andava tutti a messa. La fede religiosa del signor Carlo è enorme, ci mostra tutte i libri che collaziona sui Papi. Ma è anche collezionista di tantissimi altri libri, stampe, articoli di giornale, lettere di auguri, dediche di scuola, tutti ricordi non custoditi a caso ma ognuno messo in un posto che il signor Carlo ha ben a mente che gli permette di viaggiare speditissimo tra i cassetti delle sue memorie.

Mi rendo che alle volte, quando parliamo d’ amore, la mente tende a fare grandi voli pindarici, rendiamo tutto così complicato e così poco concreto. Ci dimentichiamo che i sentimenti per essere alimentati hanno bisogno prima di tutto di semplicità. 

L’amore del signor Carlo e della signora Liliana è contenuto tutto nella semplicità. Nel modo in cui si guardano ancora oggi. Uno sguardo di tenerezza disarmante che si riflette nei modi educati con cui si rivolgono tra di loro. Nell’ironia con cui affronta la vita la signora Liliana. Nella grande curiosità per la vita del signor Carlo. Nel grande amore per la famiglia che hanno entrambi e nella grande delicatezza con cui portano nel cuore ogni momento che hanno vissuto insieme.

“L’amore deve essere sempre educazione nei confronti dell’altro, rispetto per lui e anche per la famiglia da cui la persona che prendi con te è stata cresciuta. Non si sposa una persona, ma si sposano le sue tradizioni, i suoi interessi, le sue passioni, le cose che ama, la sua famiglia, i suoi valori i suoi desideri e le sue aspettative. Se uno volesse sposarsi solo per amore allora non ha capito niente, i sentimenti sono sufficienti solo sui libri, l’amore è molto di più” .

Oggi ho ricevuto un meravigliosa lezione di vita e dinanzi a queste parole davvero credo di non poter aggiungere altro. Li abbraccio e li ringrazio per il grande dono che mi hanno fatto. Ad ascoltarli vien voglia di credere ancora nell’amore, quello vero, che migliora e non distrugge.

Auguro quell’amore a tutti, anche a me.

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