Il mare

 

O’ sient o’mare?

Lo sento nell’anima, nelle ossa corrose dalla salsedine.

Lo porto dentro il mare, chiedilo a chi è nato al Sud che o’ssap.

Arraggiato, malinconico, calmo, felice, si infiltra nelle insenature della vita e nun lascia facilmente.

Avevo una piccola crepa nel cuore e là è trasut o’mare. Ha rotto gli argini, ha scavalcato le arterie, ha preso spazio e ha riempito tutto.

Mo sono un contenitore, conteng o’mare.

Lo vedi quando ti parlo?

Vorrei mostrartelo così come ce l’ho dentro, da Vietri a Sorrento, una sola distesa di blu.

Ma che ne sai tu?

Se non lo hai mai vissuto il mare nun m’può capì, è una malattia che io mi porto addosso, na’ malattia un po’ folle che quando parto nun m’fa guarì.

O’ mare è proprio come n’ammore, di quelli che il biglietto di ritorno significano già serenità.

È l’incontro più importante che agg fatt.

Ma tu, sei mai uscito col mare?

Io o’facc spiss, è bell che ogni volta che lui parla io nata volta m’annamoro.

Chiedilo a chi si è dovuto allontanare dal suo mare. Nella valigia ten sicuramente nu vestit buono piegato con garbo per quando lo rivedrà.

È nu vestito ereditato dalla sua terra, nu vestito ca sap e felicità.

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